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IL CUORE CHE DONA, RACCOGLIE

18 Ottobre 2018 by in category Pedagogia with 0 and 6

Il cuore che dona, raccoglie

Riflessioni sulla Pedagogia della terra

pedagogia della terra

In una calda sera di autunno, mentre annaffio con cura il mio giardino, tra i ciuffi di erba spunta uno scheletro di foglia. La mia attenzione ne è subito prigioniera e la raccolgo con delicatezza. E’ così fragile, basterebbe una folata di vento per distruggere tutte quelle venature.

Che meraviglia! Mai visto uno scheletro di foglia.

Alcune volte mi domando da dove nasca questo mio stupore per le piccole bellezze della natura. Poi ripenso alla mia infanzia, a mio nonno e alle sue notti insonni per il clima avverso e alla sua impazienza al momento del raccolto.

Ecco, viene da lì quella meraviglia.

Credo fermamente che non sarei la persona che sono se fossi cresciuta in un ambiente diverso da quello in cui tutt’ora mi trovo. D’altronde le nostre origini descrivono la nostra vera essenza. Non sto dicendo che se fossi vissuta in città sarei una persona migliore o peggiore di quella che sono, ma sicuramente diversa. Certe sensazioni, certe visioni, certi odori e sapori ti modellano come creta.

Al lavoro, quando insieme ai bambini mi dedico alle cure del nostro Orto Didattico, mi sento un po’ come quella sera in cui ho scoperto quello scheletro di foglia, sento com’ero vent’anni fa: una bambina libera.

La volontà di pensare ad un Orto in Città nasce dal bisogno di osservare la natura da un punto di vista privilegiato. Ci sono bambini che non hanno la possibilità di godersi la campagna, a parte qualche domenica pomeriggio dai nonni fuori città. Il sentimento della natura cresce con l’esercizio come ogni altra cosa e allora, sostenuta da una squadra di piccoli agricoltori, ci siamo tirati su le maniche, infilato guanti e stivali e abbiamo iniziato questa verde avventura.

La natura è una madre che ci dona la linfa vitale per eccellenza: lo stupore. Ogni giorno che trascorriamo immersi nel verde non è mai uguale a quello precedente e guidati dalla curiosità scopriamo sempre cose nuove! La ciclicità delle stagioni ci offre un panorama sempre diverso, mutevole nella sua lentezza e i bambini comprendono che il ciclo vegetale non è poi tanto diverso da quello degli esseri umani: c’è un momento per seminare, uno per crescere e uno per essere raccolti.

I bambini imparano nell’orto il mondo reale. La natura assume un carattere di spiritualità ogniqualvolta un bambino trascende dalla sfera della materialità e proietta la sacralità in se stesso e poi negli altri.

Quando le nostre coltivazioni partono dal seme, la natura è maestra e ci insegna ad attendere che ogni vita sbocci nel momento più giusto. E allora, proprio come le mani mai avide di un contadino, i piccoli ortolani si preoccupano di fornire ogni cura necessaria: acqua a volontà e occhi sempre puntati sul seme che sta per germogliare.

“Chissà cosa sta facendo oggi quel semino sottoterra, e chissà cosa farà domani o dopodomani…?” Questi pensieri sono nutrimento per le menti e i cuori dei più piccoli che hanno pensieri generosi, di cura, di amore.

Quando con la minuzia di un orafo sradicano le erbe parassita, quando aprono battute di caccia alle lumache, quando camminano tra annaffiatoi  troppo pieni e stivaletti sempre scomodi; quando suppongono che dal seme nasca un gelato o che un aquilotto abbia mandato in malora le lattughe… io ritrovo la Bellezza.

E dico grazie.

Dico “Grazie bambini!” ogni volta che concludono il lavoro nell’orto perché quella dedizione disinteressata, quel dare tanto per ricevere forse poco va custodito come la più preziosa risorsa sulla terra.

Dott.ssa Brenda Cerioni – Pedagogista

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